Unite per i diritti di tutte!
Il 15 maggio 1869 a New York, le attiviste Susan B. Anthony ed Elizabeth Cady Stanton fondarono la National Woman Suffrage Association, un’organizzazione nata per ottenere il diritto di voto per le donne attraverso un emendamento della Costituzione degli Stati Uniti.
Le suffragiste erano donne che decisero di ribellarsi a una società che le voleva silenziose, invisibili e senza diritti. Chiedevano una cosa che oggi può sembrare semplice, ma che allora rappresentava una vera rivoluzione: essere riconosciute come cittadine con pari dignità e pari diritti.
Senza il loro coraggio, la storia non sarebbe cambiata.
Oggi, a distanza di oltre un secolo, ci sono altre donne che stanno combattendo una battaglia diversa, ma profondamente simile: quella per il riconoscimento dei diritti dei caregiver familiari.
Le donne caregiver e il lavoro di cura
In Italia, la maggior parte dei caregiver familiari è costituita da donne. Sono madri, figlie, mogli e familiari che ogni giorno si prendono cura di persone fragili, con disabilità o non autosufficienti.
È un impegno che spesso va ben oltre la dimensione affettiva.
Assistere quotidianamente una persona significa organizzare visite e terapie, accompagnarla, occuparsi delle pratiche burocratiche, gestire le esigenze quotidiane e, in molti casi, rinunciare o ridurre il proprio lavoro, la propria vita sociale, la propria indipendenza economica e persino il tempo dedicato alla propria salute.
È lavoro di cura.
Un lavoro fondamentale per le famiglie e per l’intera società, che ancora oggi non trova un adeguato riconoscimento giuridico, economico e lavorativo.
Il riconoscimento dei diritti dei caregiver familiari
Come le suffragiste di allora, anche i caregiver familiari di oggi stanno cercando di scrivere un pezzo di storia.
La loro battaglia riguarda il riconoscimento di una realtà che per troppo tempo è rimasta nell’ombra: prendersi cura di una persona fragile non può essere considerato soltanto una questione privata o un atto d’amore.
L’amore può essere ciò che ci spinge a prenderci cura dell’altro, ma non può cancellare la fatica, il tempo, le responsabilità e le rinunce che il lavoro di cura comporta.
Per questo è necessario parlare di diritti dei caregiver familiari, di tutela, di conciliazione tra cura e lavoro, di sostegno economico e sociale e di riconoscimento del ruolo svolto ogni giorno all’interno delle famiglie.
Nessun diritto nasce nel silenzio
Le conquiste sociali non arrivano da sole.
Le donne che hanno combattuto per il diritto di voto hanno dimostrato che ciò che sembra impossibile può diventare realtà quando le persone decidono di unirsi, di far sentire la propria voce e di chiedere che una situazione venga riconosciuta come una questione di diritti.
Oggi quella voce è anche la voce dei caregiver familiari.
Nessun diritto nasce nel silenzio.
Il lavoro di cura non può continuare a vivere nell’invisibilità.
È questo il nostro momento.
Non sprechiamolo.
Lisa Orrico

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