Referente CFU per l’Abruzzo

Mi chiamo Elvira Bernardinello, ho 45 anni e vivo a Pescara.
Sono l’assistente alla persona di Sante, un ragazzo di 23 anni con disabilità gravissima. Sante non ha più la mamma da otto anni. Io ero la sua tata e, nel tempo, ho scelto di rimanere accanto a lui per amore e per il legame che abbiamo costruito.
Sebbene formalmente il padre risulti come caregiver, nella vita quotidiana sono io a occuparmi di Sante. Vivo con lui e mi prendo cura di lui giorno e notte, sette giorni su sette, con soltanto qualche ora libera nel pomeriggio.
Oggi Sante è come un figlio per me.
Una caregiver nella vita reale
Non sono una caregiver familiare legata a Sante da un rapporto di parentela, ma vivo concretamente ogni giorno la responsabilità e la complessità del lavoro di cura.
Conosco le difficoltà, le fatiche e le rinunce che accompagnano l’assistenza a una persona con disabilità gravissima: la solitudine, la mancanza di tutele, l’assenza di riconoscimento e il peso fisico ed emotivo di una cura che non conosce pause.
La mia esperienza mi ha fatto comprendere quanto il ruolo di chi si prende cura di una persona possa andare oltre i legami familiari formalmente riconosciuti e quanto sia importante considerare anche le situazioni di cura che esistono concretamente nella vita quotidiana.
La mia formazione professionale
Sono anche assistente sociale, professione che oggi non esercito.
La mia formazione mi ha permesso di acquisire una conoscenza approfondita delle normative, dei servizi e delle criticità del sistema socio-assistenziale.
L’esperienza professionale e quella personale di cura si incontrano così nella mia vita quotidiana, permettendomi di osservare da vicino le difficoltà delle persone con disabilità e di chi se ne prende cura.
Il mio impegno nel CFU
Come referente di Caregiver Familiari Uniti per l’Abruzzo, metto a disposizione la mia esperienza personale e la mia formazione professionale per contribuire a dare voce a chi vive quotidianamente il lavoro di cura.
Il mio percorso mi ha insegnato che prendersi cura significa molto più che garantire assistenza: significa esserci ogni giorno, affrontare responsabilità continue e spesso rinunciare a una parte della propria vita senza avere un adeguato riconoscimento o una rete di tutele.
Attraverso il CFU voglio contribuire a far emergere anche quelle realtà di cura che rischiano di rimanere invisibili e a promuovere maggiore ascolto, riconoscimento e attenzione verso tutte le persone che si prendono cura quotidianamente di una persona con disabilità.
